Storie di mediazione familiare: Wanda ed Emilio, madre e figlio in conflitto

La vicenda familiare

Ricevo Wanda, una signora sulla sessantina, minuta e dalla parlantina veloce.

Arriva con un quaderno pieno di appunti ed una penna in mano. Esordisce dicendo che sa che cos’è la mediazione familiare, ha letto un mio articolo ed è rimasta colpita dal fatto che si applichi ad ogni conflitto familiare. Quindi anche al suo.

Lei è divorziata da anni e ha un figlio, Emilio, che abita in casa sua con sua moglie, Anna, ucraina.

Precisa che è da poco che sa che Anna è diventata sua moglie, dato che lei e suo figlio si sono sposati in segreto, a Roma, in ambasciata.

Lei ha scoperto del matrimonio solo casualmente, quando le è arrivata dal Comune la lettera di richiesta di trasferimento della residenza di Anna in casa sua. Questa cosa non le è piaciuta.

Precisa ulteriormente che Emilio abita con Anna nell’appartamento sovrastante al suo.

Wanda mi spiega che all’inizio i rapporti con il figlio e Anna erano buoni. Certo, con lui non ha mai avuto un gran dialogo, avrebbe preferito conoscere i suoi progetti, del suo matrimonio, ma Emilio è fatto così.

La situazione è precipitata quando è scoppiata la guerra in Ucraina. Nel marzo 2022 sono arrivata i parenti di Anna.

Wanda li vede entrare dal cancello di casa, mentre è alla finestra del suo piano terra, sono tutte donne, in fila salgono le scale che portano al primo piano dove abitano Emilio ed Anna. Nessuno la chiama per un saluto o per avvisare del loro arrivo.

Dopo un’ora, Wanda decide di salire e suonare. In quel momento scopre che sono arrivate le sorelle e la madre di Anna, che si appoggeranno in mansarda – precisa Emilio – finché la situazione nella loro terra non sarà più chiara. Wanda resta senza parole, ma è furibonda.

Scende senza salutare e, appena chiuso il portone di casa, invia subito un messaggio ad Emilio perché  la raggiunga: vuole parlargli.

Emilio legge, ma non risponde.

Nei giorni a venire madre e figlio si incrociano nel giardino mentre lui si reca al lavoro. Lui non vuole parlare, lei insiste, ma lui se ne va. Da quel momento non si parlano più. Lei gli invia messaggi per cercare un dialogo ma lui non risponde.

Perché la mediazione familiare

Dopo questo dettagliato racconto Wanda chiede il mio aiuto per recuperare, forse costruire un rapporto con il figlio. Ma anche con la nuora, aggiunge subito dopo.

Le dico che secondo me è opportuno invitare in mediazione, per ora, solo Emilio.

Lo invito ad un incontro informativo.

Lui è vago, non risponde né con un sì né con un no. Tempo dopo mi contatta per fissare un incontro, precisando che la sua madrina di battesimo lo ha convinto ad informarsi. Non nascondo la mia sorpresa ed il mio apprezzamento per la scelta  di conoscere lo strumento della mediazione familiare.

Alla fine dell’incontro informativo fisso il primo incontro del percorso di Emilio con la madre.

La mediazione familiare

Emilio è un uomo sulla trentina, sembra timido, serioso.

Wanda, appena sedutasi, inizia subito a parlare, è un fiume in piena. Cerco di moderarla per farmi un po’ di spazio e ricordare le regole da seguire durante gli incontri.

Finita la mia introduzione, le chiedo: “Signora Wanda, provi ad esplicitare la ragione per cui ha pensato di chiedere supporto a un mediatore familiare, il quale – vi ricordo – è un soggetto terzo ed imparziale, che vi ascolterà senza giudizio, che non deciderà mai per voi, che proverà a capire con voi quali sono i bisogni per cui ritenete di avere bisogno di aiuto”.

Wanda “Ecco, io sono qui per mio figlio. Vorrei avere un rapporto con lui, ma anche con Anna che è sua moglie. Tra l’altro ho saputo da poco e per caso che Anna è diventata sua moglie”.

Mediatrice “Emilio, cosa spinge lei ad essere qui?”

Emilio “Sono qui per dire una volta per tutte a questa donna di lasciarci in pace e di non intromettersi più nella mia e nella nostra vita privata”.

Mediatrice “Emilio, mi pare di capire che ha percepito una certa interferenza nella sua vita da parte di sua madre. In cosa, nello specifico, ha sentito questa interferenza?

Emilio “Questa donna ha avuto il coraggio di venire a suonare per venire a vedere chi ci fosse in casa mia”

Wanda “Quella è casa mia! Io devo sapere chi entra! Come dovevo sapere che avresti sposato Anna”.

Emilio “Vede mediatrice perché non intendo più avere rapporti con questa donna? È un’invadente e pure una bugiarda. Le chieda come ha avuto la casa che dice essere sua!!”

Mentre la mediatrice sta per intervenire, Wanda la anticipa e si precipita a dire “Ho ereditato la casa da mia madre, per questo è mia!”

Mediatrice “Wanda ed Emilio, vi invito a riflettere sul fatto che non staremo a discutere su chi abbia diritti o meno su questa casa. Concentriamoci sui vostri bisogni”

Emilio “Sì però credo che questa donna non abbia comunque alcun diritto di impedirmi di avere gente a casa mia. Mia nonna non me lo avrebbe impedito. Mia nonna mi voleva bene e voleva lasciarmi quell’appartamento per farmici vivere, sereno, con la mia famiglia. Io so che voleva questo e lo sa anche questa donna, oppure è bugiarda come ho già detto”.

Wanda “Certo che tua nonna ti avrebbe lasciato quell’appartamento! Ed infatti io mi sono forse opposta? Ti ho forse impedito di viverci con Anna?”

Mediatrice “Quindi Wanda lei ha accettato che Emilio ed Anna vivano nella stessa palazzina in cui abita lei. Di questo si dice contenta o ha delle riserve, dei bisogni da far presente affinché quella che necessariamente è una convivenza o condivisione di spazi comuni possa avvenire senza frizioni?”

Wanda “Mediatrice io sono ben contenta che mio figlio abiti di sopra”

Emilio “Non ci abito solo io”

Wanda “Lo so…”

Mediatrice “Wanda, provi a dare un nome a ciò che ha provato quando ha visto delle persone a lei estranee salire nell’appartamento in cui vivono Emilio ed Anna”

La mediazione familiare | AVVOCATO ANICHINI

Wanda “Ho provato rabbia, perché mio figlio ha voluto tenermi fuori anche da questa situazione”

Mediatrice “Pensa che Emilio avrebbe dovuto condividere con lei la scelta di ospitare i familiari di Anna?”

Wanda “Dato che sono sua madre, potrebbe parlarmi un po’ di più, non voglio essere invadente ma almeno sapere come sta, sapere dei suoi progetti, pranzare con lui, cose semplici…”

Mediatrice “Wanda, lei parla di condivisione di qualche momento della giornata; quindi, non rivendica il fatto che Emilio abiti in una casa che formalmente è Sua. Emilio cosa ne pensa?”

Emilio “Mia madre non parla mai di Anna, la esclude, non l’ha neanche mai considerata finora in questi discorsi che sta facendo”

Mediatrice “Wanda, quando ci siamo conosciute mi ha parlato di buoni rapporti con Anna, poi qualcosa è cambiato…”

Wanda “Sì i nostri rapporti sono cambiati quando la sua famiglia d’origine si è presentata a casa mia e io non ne sapevo niente”

Emilio “Ecco, vede mediatrice, lei si sente padrona di tutto!”

Wanda “Voglio solo dire che avresti potuto parlarne con me prima che si presentassero. Non mi sarei opposta alla loro presenza, sapevo cosa stava passando quella povera gente…”

Emilio “In realtà volevi comportarti come padrona di casa e farli sentire inferiori”

Mediatrice “Vorrei sintetizzare ciò che ho ascoltato.

Ho compreso che da parte di Emilio c’è la richiesta di poter vivere serenamente con la sua famiglia nella casa che sua nonna avrebbe voluto lasciargli, si sente che Emilio nutriva un grande affetto per la nonna materna e che ci tiene al rispetto delle sue volontà.

Volontà che risultano condivise anche da Wanda, che in effetti conferma, con le sue parole, le intenzioni della propria madre. Wanda abita nella stessa palazzina, quindi sembra proprio che sua madre avesse in mente un certo progetto abitativo per la figlia e per il nipote. Mi pare che questo progetto sia condiviso da entrambi”.

Madre e figlio annuiscono, la mediatrice prosegue.

“Wanda ha manifestato il bisogno di avere qualche scambio, un dialogo semplice con il figlio, anche in funzione del rapporto con la nuora; ha accettato che entrambi vivano nell’appartamento di sopra e sembra non avere mai pensato di rivendicare la sua posizione di proprietaria dell’intero immobile. Chiede di poter condividere piccoli momenti con il figlio e anche con Anna affinché anche la convivenza nella stessa palazzina sia armoniosa, nel rispetto reciproco degli spazi di ciascuno.

Wanda, ho compreso bene?”

Wanda fa un cenno con la testa, gli occhi sono gonfi.

Mediatrice “Emilio pensa di poter iniziare da piccole cose con sua madre, come la condivisione di un pranzo, due parole sulla giornata trascorsa, un saluto al mattino o alla sera al rientro da lavoro? Mi sembra che sua madre abbia compreso la sua richiesta di riservatezza e che possiamo pensare a costruire degli spazi di scambio che rispettino le volontà e i bisogni di ciascuno di voi”.

Emilio “Sì…. E poi c’è Anna”.

Come la mediazione familiare aiuta a passare dal conflitto alla comunicazione

La narrazione di Wanda e Emilio, madre e figlio in conflitto, non è finita qui, come non è finita qui la storia del percorso di mediazione che si è sviluppato in otto incontri, dai quali sono emersi bisogni rimasti inespressi durante l’infanzia sia di Wanda che di Emilio, traumi da abbandono, il senso di fallimento per un matrimonio finito, frustrazioni economiche, temi che hanno portato alla manifestazione anche visiva di un dolore, ignoto all’una e all’altro.

Ognuno di loro è uscito dal percorso un po’ rinnovato e con la consapevolezza della necessità di un supporto che andasse oltre il rapporto madre- figlio.

La mediazione familiare è stata quindi lo strumento che ha sbloccato, gradualmente, il canale comunicativo tra madre e figlio, ma anche l’occasione per acquisire la consapevolezza delle proprie ferite e lo stimolo per chiedere aiuto.

Se anche tu stai vivendo un conflitto familiare o senti il bisogno di ritrovare un dialogo autentico, la mediazione familiare può aiutarti a far emergere ciò che spesso resta in silenzio.

Richiedi una consulenza di mediazione familiare per capire se questo percorso è adatto alla tua situazione e trovare un nuovo equilibrio nei rapporti più importanti.

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