Coppie di fatto e unioni civili sono formazioni sociali riconosciute dalla legge Cirinnà, la legge che nel 2016 per la prima volta definisce la convivenza di fatto (o relazione/convivenza more uxorio) ed il vincolo giuridico di coppie omosessuali.
In entrambi i casi si pone il problema di COME si affronta la fine della relazione e di quali alternative esistano rispetto al ricorso al Giudice.
Cosa significa affrontare la fine di una relazione o convivenza di fatto attraverso la mediazione familiare?
Con o senza vincolo giuridico (matrimonio o unione civile), la fine di una convivenza può aprire questioni delicate: soprattutto quando ci sono figli, ma anche quando esistono impegni economici comuni o un’organizzazione di vita ormai consolidata.
La mediazione familiare, in questi casi, può aiutare a:
- creare uno spazio strutturato di dialogo, con l’intervento di un professionista neutro e imparziale, che facilita la comunicazione e aiuta a focalizzare i temi reali;
- riportare l’attenzione sugli aspetti concreti della riorganizzazione: gestione dei figli, tempi e abitudini, casa familiare e spese, eventuale mutuo o locazione, ripartizione di beni comuni e scelte operative;
- trasformare un confronto bloccato dal conflitto in un percorso più collaborativo e orientato al futuro, riducendo il conflitto e rendendo possibili decisioni pratiche.
Il presupposto è riconoscere che la rottura può essere attraversata senza “cancellare” ciò che è stato costruito: si tratta, piuttosto, di ridisegnare ruoli e responsabilità in modo coerente con la nuova situazione, soprattutto a tutela dei figli.
Quando è utile la mediazione familiare in caso di cessazione della convivenza o relazione di fatto?
La mediazione può essere particolarmente indicata quando:
- sono presenti figli, minori o maggiorenni non economicamente autonomi;
- mancano accordi su punti essenziali (tempi di frequentazione, spese, casa familiare, organizzazione quotidiana);
- ogni tentativo di confronto si trasforma in scontro e diventa difficile comunicare in modo efficace;
- si vuole contenere l’impatto del conflitto sul nucleo familiare, con particolare attenzione ai figli.
Quali temi si possono affrontare in mediazione durante la fine della convivenza di fatto?
La mediazione familiare non segue un copione unico: il percorso si costruisce intorno alle esigenze reali della coppia e, soprattutto, dei figli quando ci sono. In genere, però, i temi che emergono più spesso riguardano l’organizzazione della quotidianità dopo la rottura: dove vivranno i figli, come articolare tempi e presenza con ciascun genitore, come mantenere continuità nelle abitudini (scuola, attività, amicizie) e come gestire la comunicazione sulle decisioni importanti.
Accanto a questo, la mediazione aiuta a fare chiarezza su aspetti molto concreti: la casa familiare (indipendentemente da chi ne sia proprietario), la sostenibilità di mutuo o locazione, la ripartizione delle spese e la definizione di un contributo economico per i figli che sia coerente con le esigenze di crescita e con le risorse disponibili. Quando esistono beni acquistati insieme o spese comuni rilevanti, è possibile individuare criteri pratici per gestire la fase di transizione, evitando che ogni punto diventi terreno di scontro.
Se è presente un contratto di convivenza, può essere utile affrontare anche l’impatto delle pattuizioni previste e valutare come gestirle alla cessazione del rapporto. E, fermo restando che per il partner economicamente più debole non è previsto un diritto al mantenimento, in presenza dei presupposti può venire in rilievo il tema degli alimenti in caso di stato di bisogno, come spiego nell’approfondimento dedicato sulle coppie di fatto .
Lo scioglimento dell’unione civile attraverso la mediazione familiare
L’unione civile, introdotta dalla legge Cirinnà nel 2016, è il vincolo giuridico che due persone dello stesso sesso possono costituire davanti all’Ufficiale di Stato civile e che attribuisce un quadro di diritti in larga parte analogo a quello coniugale.
Poiché i componenti dell’unione civile hanno tendenzialmente gli stessi diritti dei coniugi, in caso di crisi dell’unione civile e, quindi, in caso di scioglimento del vincolo, si pone la domanda su COME divorziare e se sia utile anche nel caso di unione civile ricorrere allo strumento della mediazione familiare.
A differenza del matrimonio, l’unione civile si scioglie tramite divorzio, senza passare dalla fase di separazione. Anche in questo scenario, la mediazione familiare può essere utile per gestire la transizione in modo ordinato, soprattutto quando sono coinvolti figli o quando gli aspetti economici e abitativi rischiano di diventare terreno di conflitto.

Quali temi si possono affrontare in mediazione in vista dello scioglimento dell’unione civile?
In mediazione si può lavorare su ciò che, nella pratica, rende più complessa la fase di scioglimento: l’organizzazione della vita quotidiana, la gestione economica e, quando presenti, le scelte che riguardano i figli. Se la famiglia è composta anche da figli nati all’interno del progetto genitoriale (ad esempio tramite percorsi di p.m.a. svolti all’estero) o se si è fatto ricorso alla la stepchild adoption, cioè l’adozione del figlio biologico del partner, può essere utile impostare con chiarezza tempi e responsabilità, favorendo la continuità della relazione dei figli con ciascun genitore e riducendo l’instabilità legata alla rottura (approfondimenti: https://www.avvocatoanichini.it/bigenitorialita-coppie-omosessuali/).
Accanto a questo, ricorrono spesso temi come la tutela delle abitudini dei figli (scuola, sport, relazioni sociali), la definizione dei contributi economici necessari al loro mantenimento, la gestione della casa familiare e la sostenibilità di mutuo o locazione, oltre alla ripartizione delle spese ordinarie e straordinarie.
Nei casi in cui vi sia una significativa disparità di risorse economiche, può emergere anche la necessità di valutare, nel quadro giuridico applicabile, gli aspetti economici conseguenti allo scioglimento, inclusa la possibile rilevanza dell’assegno divorzile, considerando anche l’eventuale convivenza precedente.
Mediazione familiare e assistenza legale: come interagiscono?
La mediazione familiare non sostituisce l’assistenza legale, il mediatore familiare non ha il compito di “scrivere” un accordo giuridico: il suo obiettivo è accompagnare le parti a costruire intese concrete e sostenibili su organizzazione, figli e aspetti economici, dentro uno spazio riservato e ordinato.
Quando gli accordi iniziano a prendere forma, è possibile (e spesso utile) che ciascuna parte si confronti con il proprio avvocato per verificare che le soluzioni individuate siano conformi alla legge e coerenti con gli interessi tutelati, in particolare quelli dei figli. In questa fase, il lavoro fatto in mediazione diventa una base chiara: ciò che è stato definito sul piano pratico può essere poi tradotto dai legali nella forma più adatta (ad esempio accordo di negoziazione assistita o ricorso congiunto da presentare in Tribunale, a seconda del caso).
In questo modo, mediazione e assistenza legale lavorano “in continuità”: la prima facilita la costruzione delle intese e riduce il conflitto; la seconda inquadra giuridicamente e formalizza quanto concordato, così che le decisioni prese siano più stabili e più facilmente rispettate nel tempo.
Vuoi capire se la mediazione familiare può aiutarti?
Se stai valutando un percorso di mediazione, puoi richiedere un primo colloquio informativo (in studio o online) per inquadrare la situazione e capire come muoversi.
Altre tipologie di mediazione familiare
Crisi di coppia, separazione e divorzio
Mediazione centrata sui figli e sulla genitorialità
Conflitto genitori-figli
(intergenerazionale)
Conflitti tra fratelli e altri parenti
Famiglie ricomposte e nuove configurazioni
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