In questo racconto, tratto da un caso reale di mediazione familiare, seguiamo Clara e Nino: una coppia in crisi che, con l’aiuto del mediatore, impara a comunicare e a costruire un nuovo equilibrio per i propri figli.
Clara e Nino, una coppia al capolinea
Ricevo questa coppia, invitata dal Giudice a intraprendere un percorso di mediazione familiare. Vengo contattata dai rispettivi legali che, prima di tutto, mi chiedono come funziona il percorso.
Li ricevo, insieme ai rispettivi assistiti, e spiego in cosa consiste.
Spiego loro che, per mia scelta, il percorso si svolge solo con le parti e che gli avvocati vengono coinvolti solo se si discute di questioni economico-patrimoniali e solo se le parti ne chiedono la presenza.
Primo incontro
Chiedo a Clara e Nino di cosa vogliono parlare e se c’è un argomento che interessa affrontare per primo.
Clara, molto agitata, prende subito la parola per dire “parliamo dei figli, con chi devono stare i figli e dove”.
Nino annuisce abbassando la testa. Cerco di stimolare il suo coinvolgimento: “Nino, lei è d’accordo?”. “Sì, sì” dice lui.
Mediatrice “Clara prima di tutto mi parli dei suoi figli che qui non ci sono ma è come se ci fossero. Siamo tutti qui per loro”.
Clara “Ho due figli” e Nino sottovoce con il capo abbassato “Abbiamo”.
Clara “Ho due figli e ripeto ho perché da quando hai la tua tresca con quella, li hai persi”. Lui, rosso, si zittisce.
Mediatrice “Clara mi descriva i ragazzi. Che età hanno?”.
Clara “Francesco ha 14 anni e frequenta la terza media; Amelia ne ha 8 e frequenta la seconda elementare. Sono la mia vita, ormai solo loro”.
Mediatrice “Nino, mi aggiunga qualcosa sui suoi figli. Vorrei che in qualche modo si materializzassero in questa stanza”.
Nino “Francesco è molto intelligente e bravo a scuola, è uno studioso, vuole fare il liceo scientifico. Amelia è molto affettuosa, ha la testa ancora a giocare, bisogna richiamarla spesso per fare i compiti; ultimamente le maestre ci hanno fatto presente che ha qualche difficoltà di attenzione”.
Mediatrice “Clara riconosce i suoi figli in questa descrizione?”.
Clara “mah …sì…è vero che i nostri figli hanno caratteristiche diverse. In questo momento Amelia ci suscita un po’ di preoccupazione”.
Mediatrice “Quindi entrambi concordate sulla necessità di avere un supporto per Amelia?”
Entrambi, insieme “Sì!”
Mediatrice “Bene è un ottimo punto di partenza”
Clara “Sì ma non scordiamoci quello che ha fatto quest’uomo…. Ci sta abbandonando per la mamma di una compagna di Francesco!”
Nino con un fil di voce “Non vi sto abbandonando, ma non mi dai modo di dire la mia opinione, non riesco ad esprimere nulla che subito mi aggredisci, alzi la voce e non si riesce a parlare…..”
Clara “Ahhhh…quindi è per questo che sei dovuto andare dall’avvocato costringendo anche me a spendere soldi? Adesso vedrai quanti te ne faccio spendere!!”
Mediatrice “Direi di concentrarci su Francesco e Amelia che ora più che mai hanno bisogno di voi”.
Clara “io sarò sempre presente per loro, lui non lo so. Ora avrà da pensare ad altro”.
Mediatrice “Parliamo di come siete organizzati adesso. Vivete ancora insieme?”.
Nino “Per ora sì perché non abbiamo ancora trovato un accordo sulla casa familiare, che è di mia proprietà”
Clara “Di tua proprietà! Vuoi per caso buttarci fuori e avere casa libera con quella? Ma non ci pensi ai tuoi figli?”
Nino “Ma io non ho detto questo…ho detto che…” Clara “è chiarissimo quello che vuoi dire!”.
La mediatrice cerca di calmare i toni e richiama Clara e Nino a rispettare i turni di parola “Fatemi capire come siete organizzati adesso con i ragazzi”.
Nino “Io porto i ragazzi a scuola tutte le mattine, dopo aver preparato loro la colazione e aiutato Amelia a prepararsi. Francesco è autonomo.
Alle 13 mio padre va a prendere Francesco a scuola e lo porta a casa sua per il pranzo finchè Clara lo passa a prendere dopo aver ritirato Amelia, alle 16.30, da scuola.
Clara “Sì perché io esco da casa alle 6.30 per andare al lavoro e finisco alle 15.30, ho un’ora di strada”.
Mediatrice “Mi pare di capire che avete orari lavorativi molto diversi per cui Nino riesce a portare i ragazzi a scuola mentre Clara è presente al ritorno e che ci sono risorse familiari disponibili a dare un aiuto. Immagino anche in futuro”.
Entrambi annuiscono.
Mediatrice “Proviamo quindi a costruire un progetto che consenta ai vostri figli di avere stabilità e certezza organizzativa anche dopo che uno di voi due sarà uscito dalla casa familiare. I vostri avvocati vi avranno certamente detto che la casa familiare verrà assegnata a prescindere da chi ne è proprietario ed in funzione dell’esclusivo interesse dei figli”.
Clara “I figli devono stare con me!”
Mediatrice “Clara, proviamo a capire in concreto come potrebbe funzionare un’organizzazione in cui i figli stanno con lei. Al mattino chi li potrebbe accompagnare a scuola? Ha qualcuno su cui poter contare?”

Clara “Prenderemo una baby sitter! E la paga lui che mi ha messo in questa situazione!”
Nino “Le mie possibilità sono limitate. E poi non vedo perché devo spendere soldi per una baby sitter quando io ho il tempo di preparare i ragazzi e portarli a scuola”.
Mediatrice “Quindi, Nino, quale organizzazione proporrebbe?”
Nino “Che la casa resti a me, dato che è mia e pago anche il mutuo, in modo tale che ogni giorno li possa preparare e accompagnare a scuola come ho sempre fatto. Poi quando rientro dal lavoro, alle 19, li passo a prendere dalla mamma”.
Clara “Certo, vede mediatrice, mi vuol buttar fuori di casa. Oltre al danno, la beffa! Cornuta e mazziata!”
Mediatrice “Mi arriva tanta rabbia e sofferenza, Clara”.
Clara “Sì, non mi meritavo tutto questo. Ho dato il massimo in questo matrimonio, ho sacrificato le mie ambizioni per poter occuparmi della famiglia e questo è il risultato”.
Nino “Ma non ti è mai mancato niente Clara!”
Clara “Riesci a dire solo questo? Che non mi è mancato nulla? Mi stai lasciando sotto un ponte e lo sai bene. Dove li porto i tuoi figli?? Vuoi tenerli solo tu? Solo perché io non ho le tue capacità economiche, pensi di potermi mettere in un angolo così?”
Nino “Non voglio metterti in un angolo”
Clara “Lo stai facendo. Il tuo lavoro ti consente di avere più possibilità, economiche e di tempo. Io per avere un orario che mi permetta di prendermi cura dei bambini nel pomeriggio, ho accettato un lavoro part time, con uno stipendio modesto e la necessità di cominciare molto presto al mattino”.
Nino “Lo so bene che hai accettato un compromesso e che lo hai fatto per tener dietro alla famiglia”.
Mediatrice “Nino, mi pare che riconosca il sacrificio di Clara.
Vi chiedo: come possiamo pensare di dare forma al futuro di ciascun genitore con i bambini? Abbiamo risorse diverse da una parte e dall’altra.
Da una parte abbiamo tempo al mattino e maggiore competenza economica. Dall’altra abbiamo tempo al pomeriggio e minore competenza economica.
Adesso vediamo quali sono i bisogni”.
Clara “Io parlo dei bisogni di Amelia e Francesco. Lui va a calcio due volte alla settimana dalle 17 alle 19 e il sabato o la domenica ha la partita. Lei non ha scelto ancora uno sport ma la devo seguire sia per le carenze che ha manifestato a scuola e poi anche perché pensavamo di chiedere supporto ad un professionista per le problematiche che sta manifestando a scuola e si sa che di solito questi professionisti ricevono il pomeriggio”.
Mediatrice “Nino cosa ne pensa? Quali sono i bisogni da considerare in questo momento, secondo lei?”
Nino “Senza dubbio i bisogni dei ragazzi. Devono mantenere le loro abitudini”.
Mediatrice “E, quindi, ha pensato come far fronte ai loro impegni nei giorni in cui staranno con lei? Ci sono figure familiari che possono aiutarla?”
Nino “Ci sarebbe mio padre, che è vedovo, ma non voglio impegnarlo più di quello che sta facendo. Come dicevo, tutti i giorni va a prendere Francesco a scuola e lo tiene con sé finché Clara non passa a prenderlo. Ma pensare di farlo anche accompagnare a calcio è troppo. Anche l’impegno di Amelia sarebbe eccessivo per lui”.
Mediatrice “Mi sembra che l’organizzazione non possa cambiare molto. Resta il problema dell’assegnazione della casa”.
Clara “io non ho oggettivamente alcuna possibilità perché quello che guadagno mi serve per far fronte alle spese alimentari e alle spese dei ragazzi”.
Mediatrice “In base ai vostri redditi, è pensabile che Nino integri le entrate di Clara con un importo affinché lei possa procurarsi un alloggio? O è ipotizzabile che Clara rimanga nella casa familiare, fino all’indipendenza economica dei ragazzi, e Nino trovi una soluzione abitativa diversa?
Nino “Io non mi posso permettere integrazioni per un alloggio. Non vedo altra scelta che stare da mio padre che oltretutto è solo. Ma vorrei occuparmi dei ragazzi come ho fatto finora: quindi accompagnarli al mattino, portare Francesco alla partita il sabato o la domenica, stare con la piccola Amelia qualche sera”.
Mediatrice “Mi pare che abbiamo gettato basi importanti per proseguire”.
I volti di Clara e Nino apparivano più distesi.
Come funziona la mediazione familiare: il ruolo del mediatore
Il mediatore, in tutto ciò, cosa fa?
Interpreta le frasi, riflette le emozioni e aiuta ad attribuire un nome a quelle emozioni, aiuta ad esprimere il non detto e a farlo ascoltare all’altro, riassume e riepiloga, schematizza ed incasella in modo che magicamente si componga il puzzle.
Ascolto, empatia e neutralità: gli strumenti del mediatore familiare
Spesso coloro che sono davanti al mediatore non si accorgono che quel puzzle lo hanno composto loro, con i loro pensieri, le loro riflessioni, i loro ragionamenti ad alta voce, mentre il mediatore è dietro le quinte a guardare, ma non passivamente, perché può suggerire, orientare, ipotizzare, ma mai essere protagonista dell’accordo.
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