Come annunciato, ogni mercoledì del mese di ottobre, narrerò di un caso reale di mediazione familiare.
Forse sembrerà strano ma tra i casi più frequenti di richiesta di un percorso di mediazione familiare vi è il caso di nonni che non possono vedere o frequentare i nipoti per la conflittualità con i genitori.
La storia
Oggi vi racconto di nonna Giovanna e dei suoi nipotini Chiara e Alberto.
Nonna Giovanna è la mamma di Laura.
Per immaginare Nonna Giovanna, dobbiamo allontanarci dal classico stereotipo di nonna.
Nonna Giovanna era ed è tuttora una donna imprenditrice, ha girato il mondo, ha lavorato tanto e quando, per qualche istante, si è fermata per “fare la nonna”, si è accorta che i suoi nipoti non erano felici.
A giugno propone alla figlia Laura di andare in vacanza al mare, insieme. La nonna desidera regalare la vacanza alla figlia e ai nipoti e così avrebbe trascorso un po’ di tempo con loro.
Racconta che, appena arrivati nella località di vacanza, nonna e madre decidono di pranzare al ristorante, un ristorante di fronte al mare, e che il piccolo Alberto, di 6 anni, in attesa del pranzo, esprime il desiderio di andare a toccare l’acqua del mare.
All’annuire della nonna, il bambino inizia a correre verso il mare, ma non riesce a raggiungerlo perché nel frattempo la madre, Laura, gridando, lo richiama immediatamente a tavola. La nonna resta attonita di fronte alla scena di Alberto che, a testa bassa e strisciando i piedini sulla sabbia, torna al tavolo.
Mentre è a tavola con la figlia e i nipoti, Giovanna nota un altro aspetto. Chiara, 12 anni, non si stacca mai dal telefonino e la madre non fa nulla per richiamarla.
Il pranzo prosegue in un silenzioso gelo.
Quando sono in appartamento, la nonna dice apertamente alla figlia che sta sbagliando sia con Chiara che con Alberto; Laura reagisce aggredendola verbalmente, riprende le valigie e i figli e torna a casa.
Da allora l’utenza telefonica di Giovanna è bloccata e la nonna non riesce a contattare né Laura, né il compagno della figlia, né la nipote.

La richiesta di intervento
Quando Giovanna si è rivolta al mio studio non aveva le idee chiare, cioè non aveva chiaro se incaricarmi come legale o come mediatrice familiare.
Aveva però ben chiaro che lei, come nonna, aveva il diritto di frequentare i suoi nipoti (aveva letto il mio articolo “nonnità o nonnanza”), ma era indecisa se assumere una scelta drastica quale quella di ricorrere ad un giudice per la regolamentazione dei suoi rapporti con i nipoti. In realtà voleva capire la situazione più a fondo, voleva poter comunicare con sua figlia, ma ciò le era impedito dalla stessa Laura.
Le ho quindi proposto il percorso di mediazione familiare, chiarendo sin da subito che se Laura avesse accettato l’invito ma poi il percorso fosse risultato fallimentare, non avrei poi potuto assumere l’incarico di legale della nonna per intentare causa nei confronti dei genitori ed ottenere la disciplina dei rapporti con i nipoti.
Il contatto da parte del mediatore familiare
Poiché il contatto della nonna era bloccato, ho dovuto contattare direttamente Laura e le ho spiegato che la madre, Giovanna, mi aveva contattato per iniziare un percorso di mediazione familiare dopo che i loro rapporti ed il rapporto con i nipoti si erano interrotti.
Nell’immediato Laura è scoppiata a ridere nervosamente, e si è lasciata scappare la frase “ah i nipoti, quindi, le interessano”. Dopodiché ha accettato di vedermi per avere delle informazioni.
All’incontro informativo ho chiarito a Laura che non potevo fare consulenza legale, in quanto incaricata dalla madre per un eventuale percorso di mediazione e che quindi dovevo limitarmi a dare informazioni sulla figura del mediatore familiare, su come si svolge il percorso, di quanti incontri si può comporre, sui costi.
Ho anche precisato che al percorso avrebbe dovuto partecipare (e ancor prima assumere informazioni) il padre dei bambini, dato che anche lui aveva interrotto la comunicazione con Giovanna.
Laura ha risposto d’acchito “Lui non c’entra nulla, me la vedo da sola con mia madre!”.
Qualche giorno dopo Laura mi ha comunicato di voler iniziare il percorso con la madre.
Il primo incontro
Giovanna e Laura sono giunte nella stanza di mediazione puntuali e sono apparse da subito nervose. Ho chiesto a Giovanna di introdurre il tema per cui aveva chiesto il mio supporto e la nonna ha esordito dicendo “sono qui perché ho il diritto di vedere e stare con i miei nipoti!”.
Laura si è subito scagliata contro la madre reagendo con un “tu sei buona solo a giudicare gli altri!” “sei un’invadente e non ti permetto di venire a insegnarmi come si fa il genitore!”
Giovanna, quasi sovrapponendosi a Laura, risponde “ma io non posso permettere che tu tratti in quel modo Chiara ed Alberto” .
Nel richiamare madre e figlia al rispetto dei turni di parola, ho chiesto, prima di tutto a Laura, di chiarire in che cosa si era sentita giudicata. Laura ha spiegato che Giovanna aveva criticato il suo atteggiamento senza sapere il motivo per cui lei si approcciava in quel modo ai figli e specificando che Giovanna, con gli sguardi e le parole, la faceva sentire una cattiva madre.
Giovanna ha subito replicato che non ci poteva essere nessun motivo per trattare male o ignorare i figli e Laura, immediatamente, ribatte “cosa ne vuoi sapere tu di figli? Mi hai sempre e soltanto comprata! Così hai fatto la madre con me! Adesso vuoi insegnare a me come si educano i figli?” “e poi non ci sei mai stata per me! Né come madre, né come nonna!”.
Giovanna rimane senza parole.
Ho proposto di chiudere l’incontro perché sia Giovanna che Laura apparivano molto scosse emotivamente ed entrambe hanno accettato di rivedermi (e rivedersi) la settimana successiva.
Gli incontri successivi
Tornate attorno al tavolo, Giovanna sente subito il bisogno di esprimere la sua sofferenza per le frasi pronunciate dalla figlia nell’incontro precedente: “non me lo aspettavo e soprattutto non lo meritavo, io mi sono sempre fatta in quattro per non farle mancare nulla e vengo a sapere solo ora di avere sbagliato”.
Laura sente subito il bisogno di intervenire “Quindi ammetti di avere sbagliato con me?”
E Giovanna “Non lo so …. me lo stai dicendo tu. Io in quel momento pensavo di fare la cosa giusta. Non avevo molto tempo per te ed il poco tempo che avevo cercavo di fare cose piacevoli, cose per cui venivi invidiata dai tuoi compagni di scuola…ti ricordi quando ti ho portato a Disneyland? Ti ricordi che la tua compagna di classe mi chiese di portare anche lei?”
Laura “Sì ma io in quel momento mi sentivo diversa dagli altri, non mi sentivo fortunata”
A questo punto intervengo per restituire le percezioni ricevute dallo scambio tra madre e figlia:
Mediatrice “Laura mi sembra di capire che avrebbe voluto godere di più della presenza della sua mamma negli anni della sua infanzia e mi sembra anche che abbia tenuto dentro di sé questo bisogno per tanti anni. Non ha mai sentito la necessità di esternarlo?”
Laura “Sì, ne sentivo la necessità, ma lei non c’era mai. A chi avrei potuto parlarne? Neanche mio padre si accorgeva di quanto stavo male…..ma lui non si accorgeva di nulla….infatti loro si sono anche separati”
Mediatrice “Giovanna, le parole di sua figlia come le risuonano oggi?”
Giovanna “Se potessi rimediare…”
Laura “È troppo tardi, io ormai sono grande, mi sono indurita perché non ho avuto l’affetto che desideravo”
Mediatrice “Laura sta dicendo che non è in grado di esprimere affetto nei confronti dei suoi figli perché sente di non averlo ricevuto da sua madre?”
Laura “Sì, proprio così”
Interviene Giovanna “Ma così faresti il mio stesso sbaglio! Io l’ho capito solo ora ma tu hai il tempo di rimediare perché i tuoi figli sono ancora piccoli!”
Laura “Io ormai sono fatta così”
Giovanna “Capisco che non deve essere facile per te, Laura. Ma io non volevo giudicarti. Volevo e voglio solo il bene per i miei nipoti e sono preoccupata per loro”.
Mediatrice “Ritengo di poter dire che avete già fatto, insieme, un grande progresso. E’ emerso che Laura ha avuto bisogno di una maggiore presenza materna quando era piccola e oggi ritiene che questa mancanza abbia forgiato, in qualche modo, il suo carattere. Giovanna ha riconosciuto questa sua mancanza, ha affermato di avere utilizzato più che altro risorse economiche per sopperire ad una mancanza di presenza stabile con la figlia. Oggi sembra disponibile a comprendere la figlia nella sua attuale difficoltà e vorrebbe essere utile in qualche modo.
Laura, crede che sua madre possa, anche solo indirettamente, fornirle un qualche aiuto oggi?”
Laura “Ho bisogno di tempo, innanzitutto, per elaborare il mio vissuto. Capisco di avere bisogno di aiuto e di avere bisogno di lavorare su me stessa. Lo devo ai miei figli”.
La Mediatrice volge lo sguardo verso Giovanna.
Giovanna “Io mi sento in colpa, verso mia figlia e oggi verso i miei nipoti ….non mi sento neanche utile. Il tempo è forse l’unica risorsa che adesso posso mettere a disposizione di mia figlia e lo metto anche a disposizione dei miei nipoti, quando Laura lo vorrà”.
Mediatrice “Mi sembra che abbiate posto delle fondamenta importanti per iniziare un nuovo cammino”.

Conclusioni
La storia che oggi vi ho presentato è stata molto semplificata nella narrazione.
Lo scopo è trasmettere il senso della mediazione familiare.
La mediazione familiare è un percorso e, in quanto tale, è composto da tappe.
Il risultato, spesso, non è l’obiettivo che si è posto chi ha chiesto aiuto al mediatore e, soprattutto, l’obiettivo non è immediato.
Giovanna non ha “ottenuto” di vedere i suoi nipoti, ma è vicina a raggiungere una tappa fondamentale e necessaria per arrivare ad avere un rapporto con i suoi nipoti: ricucire, su nuove basi, il rapporto con la figlia, madre dei suoi nipoti, ripristinare o forse creare ex novo una comunicazione sincera perché i bisogni, ma anche le paure e le preoccupazioni di entrambe siano veicolate in trasparenza, senza timore di essere giudicati.
Riflessioni
Vorrei concludere con delle domande che possano suscitare delle riflessioni.
Se nonna Giovanna mi avesse incaricata, come legale, di ricorrere al Tribunale dei Minorenni per ottenere, d’imperio, la regolamentazione dei rapporti con Chiara ed Alberto, e avesse ottenuto un “calendario” di giorni in cui poterli vedere, avrebbe davvero ottenuto quello che voleva? Avrebbe ottenuto un risultato funzionale al suo rapporto con Chiara ed Alberto? Questo rapporto, in concreto, come si sarebbe sviluppato? Chiara ed Alberto avrebbero vissuto “liberamente” e “a proprio agio” il rapporto con nonna Giovanna?
Sono solo spunti di riflessione che lascio a chi leggerà affinché ponderi bene e non decida sull’onda emotiva la strada da intraprendere per recuperare un rapporto familiare interrotto.
Le dinamiche familiari richiedono, per essere ristrutturate, tempo, pazienza e supporto professionale specifico e sovente, in tali contesti, la mera applicazione normativa può risultare insufficiente a creare le basi per ripristinare il rapporto familiare compromesso.
Vuoi capire se la mediazione familiare può aiutare anche te?
Ogni storia è diversa, ma ciò che le accomuna è il desiderio di ritrovare dialogo e serenità. Se stai vivendo una situazione di conflitto familiare come genitore, figlio o nonno, puoi richiedere un incontro informativo in presenza oppure online, per valutare insieme se la mediazione familiare è la strada giusta per te.
